Startup a vocazione sociale, cosa prevede il nuovo ddl

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Creare crescita economica e benefici comuni, utilità sociale e soddisfacimento di bisogni collettivi. È il fulcro di un nuovo disegno di legge per la promozione delle startup a vocazione sociale, quelle cioè che offrono prodotti e servizi ad alto impatto sociale e ambientale, senza operare esclusivamente per il proprio profitto. Il testo, da poco depositato in parlamento, punta a introdurre una disciplina uniforme per questo tipo di imprese, così da individuare un quadro di riferimento comune, a creare una serie di agevolazioni fiscali per gli investitori così da sostenere il settore nella sua crescita, e a promuovere nuove forme di partenariato per lo sviluppo della domanda e dell’offerta di prodotti e servizi.

La prima firmataria è la senatrice Cristina Tajani (Partito democratico), che a Wired spiega: “La legge vuole completare la legge sulle startup innovative e immaginare percorsi legislativi che consentano la costruzione di partenariati pubblico-privato per rispondere a bisogni della società”.

Cosa sono le startup a vocazione sociale

Una startup innovativa a vocazione sociale è un’organizzazione ibrida che persegue obiettivi economici, sociali e ambientali, creando valore condiviso anziché esclusivi vantaggi per l’organizzazione. Di fatto si tratta di giovani imprese a metà tra il profit e il non-profit, dove l’impatto sociale e ambientale dei servizi offerti è importante tanto quanto il ritorno economico.

Negli ultimi anni è cresciuto il ruolo svolto in Italia da questo tipo di imprese. Una ricerca del 2020 di Cross Border Growth Capital sottolinea che nei sette anni precedenti le startup innovative a vocazione sociale sono aumentate di 19 volte in Italia, passando da 14 a 267. Secondo un’analisi del dipartimento di Ingegneria gestionale del Politecnico di Torino, a fine 2022 le imprese startup innovative a vocazione sociale erano 486 unità. Un aumento del 28 per cento rispetto all’anno precedente, ben più sostanzioso di quello delle startup “solo” innovative, che è stato del 12 per cento.

La loro introduzione nell’ordinamento italiano è avvenuta nel 2012, con quello stesso “decreto startup” sulle startup innovative. Le startup innovative a vocazione sociale presentano gli stessi requisiti, a cui si aggiunge l’obbligo di operare in settori con ricadute sociali e ambientali. Nei mesi scorsi la maggioranza ha approvato un pacchetto di norme volte a migliorare l’ecosistema italiano per le startup, intervenendo anche sul tema delle startup innovative con una nuova definizione volta a escludere dai benefici le imprese che erogano servizi tradizionali. Non c’è stato invece un intervento sul tema delle startup innovative a vocazione sociale e su questo è stato ora presentato il nuovo disegno di legge, con prima firmataria Cristina Tajani del Partito democratico.

Il nuovo disegno di legge

“Questo disegno di legge vuole completare la normativa sulle startup innovative del 2012. La recente revisione della maggioranza della normativa sulle startup innovative ha trascurato la parte sulle startup innovative a vocazione sociale. Si tratta di imprese che possono offrire servizi e prodotti utili anche a livello territoriale e per questo abbiamo ritenuto importante tornare sul tema”, spiega a Wired la senatrice Cristina Tajani.



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