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Il team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM) e le ricercatrici e i ricercatori del Politecnico hanno presentato, il 27 marzo scorso, i risultati delle nuove analisi relative all’ecosistema degli incubatori e acceleratori in Italia. La ricerca è stata condotta con il supporto di InnovUp, l’associazione che dal 2012 rappresenta e unisce la filiera dell’innovazione italiana, Main Partner dell’iniziativa, e di PNICube, Italian Competence Center for Social Innovation (ICCSI), Fondazione Giacomo Brodolini, Neolithic Evolution e Social Innovation Teams (SIT).
Il report ha identificato in Italia 239 acceleratori e incubatori. La maggior parte di queste strutture si concentra nel Nord-Ovest, con la Lombardia in testa con 56 realtà. Nel resto del Paese, spiccano Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Toscana, che ospitano rispettivamente 27, 26, 22 e 20 incubatori. Rispetto ai 262 soggetti identificati nella precedente ricerca, si osserva una lieve contrazione nel numero totale di incubatori e acceleratori. Parallelamente, il settore ha visto una crescita significativa dell’occupazione: il numero di dipendenti è aumentato del 156,4%, passando da 1.950 a circa 5.000 unità, a conferma del ruolo strategico degli incubatori e acceleratori nello sviluppo economico e nella creazione di lavoro qualificato.
“Il numero di incubatori e acceleratori è diminuito rispetto all’anno precedente – commenta Paolo Landoni, docente presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione-DIGEP e Direttore del Report – Ma questo non deve essere visto come un problema, anzi, è possibile che sia in corso un positivo consolidamento e quindi rafforzamento di queste organizzazioni. Infatti, continuano comunque ad aumentare il numero di dipendenti e i fatturati complessivi”.
Gli incubatori e acceleratori rappresentano un pilastro del sistema imprenditoriale. Sono state stimate circa 5.780 startup incubate, in aumento di circa il 100% rispetto all’anno precedente. Anche dal punto di vista economico, l’impatto è significativo: il fatturato complessivo ha superato i 600 milioni di euro, segnando un aumento del 20%.
Il panorama dell’incubazione italiano si presenta come un vivace mosaico di forme giuridiche, partendo dalle agili Società a Responsabilità Limitata (Srl), che costituiscono la maggioranza con il 57%, alle strutturate Società per Azioni, che rappresentano il 18%, la diversità è marcata dalla presenza di associazioni, ATI, enti pubblici e altre forme societarie.
Il valore aggiunto apportato da incubatori e acceleratori nel nostro ecosistema non si limita al supporto alla nascita di nuove organizzazioni. L’87% degli incubatori e acceleratori ha infatti dichiarato di svolgere anche attività non direttamente riconducibili alle attività di incubazione e accelerazione. Tra le attività più frequenti figura la partecipazione a progetti e bandi, la gestione e promozione di eventi, la consulenza a titolo oneroso per enti pubblici, PMI e grandi imprese, attività a titolo oneroso di scouting e open innovation per aziende corporate e/o altri soggetti, e i servizi di coworking.
Come per gli anni precedenti, anche quest’anno il report si focalizza sull’impatto sociale e ambientale degli incubatori e delle startup incubate. Circa la metà degli incubatori e acceleratori in Italia rientra nella categoria “Business Incubator”, che comprende strutture in cui nessuna delle organizzazioni incubate ha un impatto sociale o ambientale significativo. L’altra metà si suddivide tra la categoria “Mixed”, in cui tra l’1% e il 50% delle organizzazioni incubate genera un impatto rilevante, e la categoria “Social Incubator”, dove questa percentuale supera il 50%. In particolare, il report evidenzia che un incubatore su due supporta organizzazioni con un impatto sociale o ambientale significativo.
I settori più rappresentati, per le organizzazioni incubate a significativo impatto sociale o ambientale, sono quelli relativi alla “salute e benessere, incluso lo sport” e “sviluppo della comunità”.
L’attenzione all’ecosistema degli incubatori e degli acceleratori arriva anche da parte del Governo e dalle Istituzioni che hanno introdotto due positive novità, per questi attori, nell’ambito del Capo III del DDL Concorrenza: all’Art. 30 l’estensione della certificazione anche agli acceleratori e all’Art. 32 un credito d’imposta dell’8% sugli investimenti fatti da questi soggetti direttamente o indirettamente in startup innovative. A dimostrazione di ciò si evidenzia, la partecipazione all’evento di presentazione del report di Paola Picone, Fabrizio Cutrupi, ed Ermanno Gigante, in rappresentanza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy-MIMIT, affiancati da Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp, e Paola Mogliotti, Direttrice di I3P e consigliera di InnovUp, oltre che da Eugenia Forte, Direttrice del Plug and Play Tech Center di Torino, e Leonardo Del Mecio, Team Leader coordinamento SCO & Le Village – Crédit Agricole.
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