Palermo, la sfida aperta dal turismo di massa

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Camminare nella centralissima via Maqueda è sempre stato difficoltoso. Fino a qualche anno fa, lo era per le auto e i mezzi che percorrevano questo asse che dal Teatro Massimo scende verso la stazione centrale. Oggi il motivo è diverso. Da quasi un decennio il tratto che arriva fino ai Quattro Canti è stato pedonalizzato. Ma la folla di turisti che quotidianamente prende d’assalto i nuovi locali e le varie attività di street food avviate negli ultimi anni, rende la passeggiata quasi un percorso a ostacoli. Il colpo d’occhio è però notevole: anno dopo anno, via Maqueda appare diversa e sempre più strappata a quella sensazione di degrado riscontrata fino a non molto tempo fa. Ed è un simbolo della trasformazione di Palermo, oggi più a portata di turista e con il centro storico più affollato di visitatori. Un fatto positivo, senza dubbio. Ma anche una sfida ricca di insidie per la città.

Un lungo cammino, iniziato negli anni Novanta

Le stragi di mafia degli anni Ottanta e Novanta hanno suonato la sveglia per il capoluogo siciliano. La città si è resa conto che la sua stessa sopravvivenza era a rischio. Oltre al disgusto causato da quel periodo, il pericolo era legato a un’economia locale colata a picco. Molte piccole e medie imprese, un tempo stazionate nell’area industriale di Brancaccio, già all’epoca avevano traslocato altrove. E a eccezione dei cantieri navali, di grandi poli economici ne erano rimasti pochi. Palermo andava avanti di inerzia, sfruttando il suo ruolo politico e culturale nell’ambito siciliano, ma in un contesto di degrado e di progressivo indietreggiamento sociale.

In quella fase così critica, i palermitani però hanno ricominciato a riscoprire le proprie ricchezze legate alla bellezza del centro storico. Un’area sì degradata e quasi abbandonata in molti suoi punti, ma non intaccata dal sacco edilizio degli anni Sessanta. Occorreva quindi restaurare e recuperare. Piazzette, palazzi nobiliari, vicoli, a cavallo dei due secoli Palermo ha ricominciato a ridare luce ad aree che erano diventate simbolo del degrado. A spingere sono state le prime amministrazioni di Leoluca Orlando (sindaco per quattro mandati), ma è stata l’intera città che, passo dopo passo, ha riscoperto il suo cuore antico.

Dal Foro Italico ai mercati storici, le tappe del recupero

I palermitani si sono forse resi conto di quanto bella poteva risultare la città quando, dopo diversi anni di lavori, si sono riappropriati del Foro Italico. Un’area che costituisce un collegamento tra il centro storico, il porto e il mare. Ma che per decenni è stata preda di incuria e baracche abusive. Quando il verde del nuovo parco urbano ha ridato colore all’intero quartiere, Palermo è tornata a sentirsi una città (quasi) normale. Con abitanti e visitatori finalmente in grado di fare una tranquilla passeggiata ammirando i monumenti e il Mediterraneo.

Un’altra tappa è iniziata nel 2009. Quando cioè il comune ha avviato le pedonalizzazioni del centro storico. Prima si è partiti con alcune prove nel fine settimana, con i commercianti scettici e timorosi di perdere clienti e affari. Poi però ci si è resi conto che la gente, libera dal doversi guardare sempre dalle auto, era più disposta a passeggiare e a godersi le strade della propria città. Oggi i principali assi del centro cittadino sono pedonalizzati, come proprio nel caso di via Maqueda. Un cambio culturale tanto clamoroso quanto repentino: Palermo ha iniziato a pianificare parte del suo futuro senza dare per scontato che i cittadini debbano obbligatoriamente fare riferimento unicamente al possesso di un’auto.

Così Palermo cerca la sua strada

La nomina a capitale italiana della cultura nel 2018 ha fatto il resto e ha dato modo alla città di registrare numeri record sul turismo. Il centro storico ha senza dubbio cambiato pelle. Ma ora viene il difficile. Palermo deve dare prova di saper reggere all’impatto con il turismo di massa. Sotto il profilo infrastrutturale, gli investimenti non mancano: sono stati aperti molti alberghi e molte strutture ricettive, mentre nuove opere per il trasporto pubblico sono prossime all’inaugurazione. Fra non molto, si potrà arrivare in treno fino alla centralissima piazza antistante il Teatro Politeama e, sempre in treno, è possibile arrivare fin dentro il terminal dell’aeroporto di Punta Raisi. Dal 2015 inoltre, il tram è tornato a collegare vari punti dell’area urbana e a breve le linee arriveranno in centro.

Il difficile è però anche legato al fatto che Palermo sta ancora cercando la sua strada. La luna di miele con l’industria turistica, rischia di distrarre dal vero obiettivo. Ossia quello di ricostruire la propria martoriata economia. Il turismo, in tal senso, può dare linfa vitale ma da solo non può bastare. Palermo, in poche parole, deve capire “cosa vuol fare da grande”. La risposta, quasi inaspettatamente, sta arrivando dal settore tecnologico: il capoluogo siciliano è risultato in cima, tra le città italiane, alle preferenze dei nomadi digitali. Sempre più stranieri e sempre più startup prendono residenza e sede nei palazzi restaurati del centro storico, attratti soprattutto dai prezzi ancora bassi rispetto al Nord Italia. Un contesto che pone Palermo davanti a una nuova sfida, da giocare puntando sulla posizione centrale nel Mediterraneo e sul richiamo internazionale.

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