Assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali: “Ora Linee Guida uniformi e valutazioni tecniche qualificate” | Articoli

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L’intervista al prof. Paolo Riva evidenzia l’importanza dell’introduzione dell’obbligo assicurativo per le imprese contro le calamità naturali, promuovendo maggiore consapevolezza e investimenti nella sicurezza strutturale, soprattutto in ambito sismico. Tuttavia, per rendere efficace la misura, servono linee guida uniformi, valutazioni tecniche qualificate e una maggiore collaborazione tra ricerca, industria e settore assicurativo.

Fondamentale coinvolgere sempre più il mondo industriale nelle attività di ricerca per la sicurezza sismica

L’Italia è uno dei paesi europei più esposti ai rischi naturali, con una lunga storia di eventi catastrofali che hanno avuto un forte impatto sul territorio, sulle infrastrutture e sull’economia. L’introduzione dell’obbligo di stipulare polizze assicurative contro i danni da calamità naturali per tutte le imprese rappresenta un cambio di paradigma nella gestione del rischio. Questo provvedimento mira a rafforzare la resilienza del sistema produttivo e a distribuire in modo più equo i costi della ricostruzione.

  

Polizze catastrofali obbligatorie: regole operative per le assicurazioni entro il 31 marzo
Pubblicato il Regolamento che definisce le modalità operative e attuative per gli schemi di assicurazione contro i rischi catastrofali, da stipulare da parte di tutte le imprese entro il prossimo 31 marzo 2025: tutti i dettagli su beni da assicurare, eventi da includere nella copertura, franchigie, massimali, entità del danno indennizzabile.

LEGGI L’APPROFONDIMENTO

 

Tuttavia, restano aperti diversi interrogativi: come influenzerà la sicurezza delle imprese? È una misura sufficiente per proteggere un territorio fragile come l’Italia? Ne parliamo con Paolo Riva, docente di tecnica delle costruzioni ed esperto in materia.

 

Andrea Dari:
L’Italia è un territorio altamente vulnerabile ai rischi naturali. Come valuti l’importanza di questo provvedimento nel contesto della prevenzione e della resilienza economica del sistema produttivo italiano? È giusto responsabilizzare maggiormente i privati e coinvolgere il settore assicurativo in un ruolo più attivo nella gestione del rischio?

Paolo Riva:

Ritengo che il provvedimento possa aprire la strada verso una maggiore consapevolezza in tema di rischio sismico. A mio parere, i privati devono essere coinvolti se pensiamo di volere un paese maggiormente resiliente nei confronti dei rischi ambientali, e di quello sismico in particolare. D’altra parte, gli ultimi terremoti hanno messo in evidenza la fragilità degli edifici industriali non progettati per azioni sismiche con costi sulla collettività assolutamente non indifferenti, legati alla ricostruzione.

 

Andrea Dari:
L’Italia è un paese a forte rischio sismico e il pericolo riguarda anche aree tradizionalmente considerate a bassa sismicità, ma caratterizzate da un’alta concentrazione industriale. Ritieni che l’obbligo assicurativo possa incentivare le imprese a investire in adeguamenti strutturali per ridurre la vulnerabilità sismica?

Paolo Riva:

L’assicurazione obbligatoria spingerà i proprietari di edifici industriali a svolgere sia verifiche sulla vulnerabilità degli edifici, sia intraprendere opere che comportino un sensibile miglioramento sismico degli edifici, se non l’adeguamento. Ciò avrà benefici sia sulla resilienza del mondo produttivo italiano, sia sulla sicurezza degli ambienti di lavoro.

 

Andrea Dari:
Il terremoto dell’Emilia del 2012 ha evidenziato le gravi conseguenze che il rischio sismico può avere sul sistema produttivo, in particolare nei comparti industriali e logistici. Quali sono state le principali vulnerabilità emerse in quel contesto e quali aspetti richiedono ancora interventi mirati per migliorare la sicurezza delle strutture industriali?

Paolo Riva:

Le principali vulnerabilità riscontrate sono legate alle carenze dei collegamenti, laddove essi non siano stati appositamente progettati per resistere alle azioni sismiche. Gli interventi minimi necessari sono legati all’introduzione di vincoli efficaci tra gli elementi prefabbricati. In ogni caso, va riconosciuto al sistema industriale che dopo il 2012 sono stati effettuati numerosi interventi di messa in sicurezza di tale tipo.

 

Andrea Dari:
Il patrimonio edilizio industriale italiano è in parte vetusto e caratterizzato da una grande variabilità costruttiva. Inoltre, negli ultimi anni le mappe sismiche e le norme tecniche sono state aggiornate, imponendo nuovi criteri di valutazione della sicurezza. Quali segnali dovrebbero far scattare un campanello d’allarme per un imprenditore e spingerlo a verificare le condizioni strutturali del proprio capannone?

Paolo Riva:

L’indicatore più semplice è legato alla data di costruzione dell’edificio, in relazione alla classificazione sismica del sito. A grandi linee, edifici costruiti prima del 1974 ovunque essi siano, oppure prima del 2004 in zone oggi classificate come zona 3 sono presumibilmente indiziati a necessitare di interventi di messa in sicurezza. Per il resto, la situazione va valutata caso per caso

  

Andrea Dari:
Il valutatore tecnico di terza parte chiamato dall’assicurazione per la verifica dei rischi e dei danni dovrebbe possedere competenze specifiche e riconosciute. Quali caratteristiche professionali e metodologiche dovrebbe avere? Sarebbe utile definire linee guida ufficiali per uniformare il processo di valutazione?

Paolo Riva:

Certamente il valutatore tecnico dovrebbe avere quantomeno competenze in ambito di progettazione sismica e valutazione della vulnerabilità degli edifici esistenti. Per quanto riguarda le linee guida, sarebbero assai utili, soprattutto perché è ipotizzabile che le indagini del valutatore debbano essere di tipo speditivo, per le quali, in assenza di linee guida, si potrebbero avere dei giudizi altamente disomogenei in funzione della competenza e dell’esperienza del valutatore.

 

Andrea Dari:
L’obbligo assicurativo potrebbe effettivamente spingere le imprese a investire in misure di prevenzione e mitigazione dei rischi. Quale ruolo può avere la ricerca universitaria nel supportare l’aggiornamento delle normative e delle tecnologie costruttive per rendere più sicuro il patrimonio edilizio industriale? Pensi che sarebbe utile una maggiore collaborazione tra il mondo scientifico, le imprese e il settore assicurativo per incentivare soluzioni più efficaci?

Paolo Riva:

Credo che il mondo della ricerca universitaria debba essere coinvolto e possa fornire contributi assai utili. In realtà il mondo della ricerca universitaria ha da anni un rapporto stretto con la Protezione Civile, tramite RELUIS. Le ricerche hanno dato luogo a linee guida, studi, e ricerche che potrebbero avere, e in diversi casi hanno avuto, un impatto diretto sul mondo dell’ingegneria civile. A oggi queste ricerche hanno visto un coinvolgimento occasionale del mondo produttivo, salvo naturalmente le dovute eccezioni. In futuro è auspicabile vedere un maggior coinvolgimento del mondo industriale e professionale nell’attività di ricerca.



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