Lo Stato non paga le PMI: la PA ha debiti commerciali di oltre 58 miliardi di euro

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L’Italia si conferma il peggior pagatore d’Europa. Secondo i dati dell’Ufficio Studi CGIA di Mestre, la Pubblica Amministrazione italiana ha accumulato 58,6 miliardi di euro di debiti commerciali nel 2023, posizionandosi al primo posto tra i Paesi UE per incidenza sul PIL. Questo fenomeno, che da anni penalizza imprese e fornitori, rappresenta una criticità strutturale che colpisce soprattutto le piccole e medie imprese (PMI), costrette a subire ritardi che mettono a rischio la loro stessa sopravvivenza.

La situazione italiana è preoccupante: nel 2023, a fronte di 30,5 milioni di fatture ricevute per un valore totale di 185,1 miliardi di euro, solo 174,5 miliardi sono stati effettivamente pagati, lasciando scoperti 10,6 miliardi di euro. Nei primi sei mesi del 2024, il trend non è migliorato: delle fatture ricevute per un valore di 95 miliardi, ne sono state saldate solo 89,2 miliardi, con un ulteriore debito accumulato di 5,8 miliardi. La lentezza nei pagamenti non è una novità: dal 2020 a oggi, il debito della PA è cresciuto costantemente, passando da 51,8 miliardi nel 2020 a 58,6 miliardi nel 2023.

Le cause di questa criticità sono diverse. Da un lato, vi è la mancanza di liquidità nelle casse pubbliche, dall’altro, la presenza di ritardi intenzionali, aggravati da una burocrazia inefficiente che rallenta l’emissione dei certificati di pagamento. Inoltre, in molti casi, le amministrazioni pubbliche fanno pressione sulle aziende affinché ritardino l’invio delle fatture o accettino termini di pagamento superiori ai limiti di legge, senza applicazione degli interessi di mora.

Nel 2023, il peggior pagatore è stato lo Stato centrale, che ha saldato solo il 92,8% delle fatture ricevute, accumulando un debito di 1,4 miliardi di euro. Anche i Ministeri non brillano per efficienza: ben 7 su 15 hanno pagato oltre i termini di legge, con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in testa per i ritardi (13,13 giorni medi di attesa). Non va meglio per le grandi agenzie pubbliche: ANSFISA ha accumulato ritardi di 20,64 giorni, ANAS ha pagato con 15 giorni di ritardo, mentre ARAN ha accumulato 13,12 giorni di ritardo medio.

Per risolvere questa problematica, la CGIA propone una soluzione chiara: introdurre la compensazione diretta tra i crediti commerciali vantati dalle imprese nei confronti della PA e i loro debiti fiscali. Questo permetterebbe alle imprese di recuperare liquidità immediata, senza dover attendere anni per ricevere i pagamenti dovuti. Il problema dei ritardi nei pagamenti della PA è un ostacolo alla crescita e alla stabilità del sistema imprenditoriale italiano. Una riforma strutturale è necessaria, altrimenti il debito accumulato continuerà ad aumentare, mettendo in crisi l’intero comparto produttivo.

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